Giorgio Bartocci

GIORGIO BARTOCCI

 

“vivo immerso in una sorta di tensione creativa che definisco il ritmo pulsante della vita quotidiana, amo interagire graficamente nella complessità delle strutture urbane.”

 

Alla fine degli anni ‘90 il filosofo polacco Zygmunt Bauman coniava la celebre metafora della società liquida per esprimere l’incertezza dell’individuo immerso in una vita sempre più frenetica e omologante che, dopo lo smantellamento delle grandi narrazioni del secolo scorso, trova la sua incerta unità di misura in un rischioso individualismo edonista.  Questa teoria si è rivelata quanto mai profetica nell’intuire gli sviluppi della società multimediale e globalizzata in cui ci troviamo ora e nell’anticipare le conseguenti trasformazioni dei linguaggi comunicativi, la dissoluzione del concetto di identità e le ansie che attanagliano l’esistenza umana. Tali suggestioni sono state prontamente recepite da una vasta schiera di artisti che hanno tradotto in immagine le sollecitazioni a cui il nostro immaginario contemporaneo è sottoposto, offrendo nuove proiezioni mentali e chiavi di lettura della realtà che ci circonda.

Queste coordinate ben si prestano a introdurre il lavoro di Giorgio Bartocci, giovane street artist marchigiano che vive e lavora a Milano con frequenti spostamenti in Italia e all’estero per interventi ambientali site-specific. Il suo lavoro, che esplora il complesso rapporto tra l’uomo e il territorio in cui abita, è caratterizzato da un approccio impulsivo e gestuale che sfocia in una pittura di stampo espressionista in cui il colore è diretta manifestazione della tensione fisica dell’artista impegnato in un vero e proprio corpo a corpo con la superficie da campire. Il risultato è una sorta di camouflage mimetico dai toni squillanti e spesso acidi che interpreta la parete come uno spazio esploso attraversato da correnti dinamiche che ne polverizzano la bidimensionalità proiettandola in uno sfaccettato campo di forze che attraggono anche l’ambiente circostante. A questo modo la verticalità del muro collega idealmente la pittura alla mutevolezza fluttuante delle nuvole del cielo contro cui si staglia mentre la sua area interna riempita dal brulicante scorrimento di pennellate liquide in libera sovrapposizione sembra ampliarsi in tutte le direzioni suggerite dall’andamento dei flussi cromatici. Questi potenti brani di pittura astratta, che spesso derivano da campionamenti cromatici dalla natura e dagli animali, esprimono l’iperconnessione della società globale e ne ipotizzano gli sviluppi futuri in direzione di una sempre più sostanziale smaterializzazione, elaborando il concetto di liquidità teorizzato da Bauman.  Il vorticoso movimento della pittura sembra trovare il proprio centro propulsivo in alcuni ricorrenti addensamenti di colore nero che abbozzano fantasmi di fisionomie umanoidi dotate di elementari aperture organiche al posto di occhi, bocca e narici. Queste forme fluide, che rimandano a un’estetica arcaica e primitiva permeata di spiritualità animista, sono le sinapsi che regolano l’energia del campo pittorico e conducono lo sguardo dell’osservatore nei segreti labirinti emozionali dell’artista facendone intravedere le ragioni più profonde.

Nella mostra Ingranaggi Emotivi, che porta in galleria una serie di tavole e sculture realizzate da Bartocci come emanazione e idealizzazione progettuale dei suoi lavori ambientali, queste presenze carismatiche vengono estrapolate dal muro e diventano protagoniste di immagini in scala ridotta che ne monumentalizzano l’essenza. Qui la pittura, sempre istintiva e condotta a larghe pennellate di colore liquido, si decanta in inedite trasparenze e raffinatezze di texture che creano una nuova armonia onirica protesa verso la tridimensionalità grazie all’inserimento di ulteriori elementi applicati a collage. La vocazione installativa del progetto è ancora più evidente negli assemblaggi e nelle sculture in malte verniciate e smaltate che sublimano la verticalità del muro in un’ipotesi di obelisco contemporaneo capace di raccordare l’irrazionalità dell’inconscio umano con la sua innata aspirazione a una spiritualità condivisa pur recependo al tempo stesso l’epocale disgregazione semantica del nostro presente.

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