Fuck Aliens

FUCK ALIENS

Fuck Aliens, artista emergente bolognese classe ’84.
Il disegno e la pittura hanno sempre fatto parte della sua vita fin da bambina e non hanno mai smesso di farlo. Studia e si diploma in graphic design, campo in cui tutt’ora lavora come freelance.

La ricerca ossessiva di uno stile personale e l’applicazione dello stesso su qualsiasi superficie pittorica e non, si esprime in un pattern ridondante e ritmico definito doodle.
I temi di base che accompagnano le sue opere fanno riferimento al suo mondo “nerd”, dove ritroviamo numerose citazioni fra personaggi di film cult, videogiochi e cultura pop.
Definisce il suo stile street pop e lo applica su qualsiasi superficie, oltre alle classiche tele e muri, dipinge tavole da skate, surf, bottiglie, estintori, legno.
Fuck Aliens oltre a produrre opere pittoriche, realizza anche art toys, grande passione e “malattia” dell’artista.

A gennaio 2017, in contemporanea con Arte Fiera, ha presentato la sua prima personale presso la galleria Portanova12, presente con le sue numerose tavole da skate anche Set Up 2017.

www.fuckaliens.it

 

Fuck Aliens: Focus di Maria Letizia Tega

I am a virus, I live in silence
Audioslave

Nelle opere di Fuck Aliens convivono stimoli differenti, echi di culture e contaminazioni di mondi opposti.
La sua ricerca affonda le radici nella street art e nelle subculture del mondo moderno, che vengono in questo caso liberate da ogni strumentalizzazione politica.
Il suo lavoro è una commistione tra disegno, segno, grafica e fumetto, un’amalgama in grado di prendere vita così come fanno i suoi disegni bidimensionali quando si trasformano in toys.
L’immediatezza del suo linguaggio e la scelta di supporti sempre diversi, spesso inusuali, rende accessibili e attraenti le sue opere, rivelando solo in seguito la complessità della realizzazione: quello che appare come un processo casuale e disordinato è in realtà un’analisi metodica che sfocia in un’esecuzione precisa, quasi ossessiva.

La serialità può sembrare, ad un primo sguardo, il solo tratto distintivo della poetica di Fuck Aliens ma, osservando con attenzione i segni e i colori che si snodano e annodano tra loro, si scorgerà una mappa sempre diversa, una storia e un racconto in continua evoluzione.
La particolarità della sua poetica risiede anche nella libertà di lettura che è concessa all’osservatore: ogni tavola si può leggere da un lato all’altro, dall’alto in basso e viceversa, senza regole, come se ogni segno fosse un geroglifico, un racconto a sé stante.

Fuck Aliens crea degli ideogrammi occidentali, significanti singolarmente e in grado di dialogare tra loro nella pluralità dell’opera.

Fuck Aliens riempie letteralmente ogni superficie, anche i ferri del mestiere: bombolette spray, tavole da skateboard, estintori, indumenti, serrande e muri… gli oggetti comuni vengono contagiati da un virus che invade lo spazio di ricordi infantili, da consumare rapidamente, come quelle caramelle mangiate di nascosto quando eravamo bambini, in fretta e furia per non essere scoperti.
Le sue tavole da skateboard non sono supporti inanimati e inevitabilmente si intrecciano con la cultura da cui provengono: l’utilizzo originale della tavola infatti, prevede che lo skater si trovi a pochi centimetri da terra, a contatto con la strada, un punto di vista unico, che si unisce alla narrazione dell’artista bolognese.

Quella di Fuck Aliens però è un’invasione pacifica, che non infesta l’ambiente circostante, ma al contrario lo arricchisce, riuscendo così a superare lo status di mera decorazione.
Un equilibrio degno di un calcolo matematico, in cui ogni elemento è dosato sapientemente e dove nulla è lasciato al caso, nonostante l’apparenza suggerisca il contrario.