Andrea Roule’

BIO

Inizia a dipingere alla fine degli anni 80, ad appena 13 anni, in maniera solitaria e, in una fornace abbandonata, ora ristrutturata, inizia con le prime tag e esperimenti di writing. Negli anni seguenti, disegna principalmente il suo nome con il lettering, sia in modo underground che alla luce del sole. Con altri ragazzi, crea il collettivo crew EAD, legato anche alla cultura hip hop internazionale.

La sua ricerca artistica si sviluppa anche verso il disegno, illustrazione e fotografia. Nel disegno, riprende un concetto legato al writing – principalmente figurativo – in continua evoluzione e studio. Nella fotografia, invece, crea delle piccole sculture, dei veri mini-set che rappresentano scene di arte urbana: attraverso questi lavori minuziosi e personalissimi, crea foto artistiche d’autore.

 

Focus di Antonio Storelli

Da dove scova Roulè i suggerimenti per la rappresentazione dei soggetti dei suoi lavori? Vecchie automobili degli anni Cinquanta, furgoni francesi dalle carrozzerie improbabili, taxi inglesi, camper squassati, automobili americane grandi e corrose dalla ruggine: tutti in stato di abbandono, con indecifrabili scritte aggiunte alle carrozzerie e immancabilmente con gli pneumatici sgonfi, anzi irrimediabilmente atterrati? Si potrebbe pensare che Roulè sia un appassionato frequentatore di sfasciacarrozze. Ma non è così! Questi soggetti appartengono ad un mondo da lui mai vissuto, ma raffigurato non come ricordo ( è troppo giovane per quel tipo di veicoli che percorrevano le nostre strade) ma immaginato in fantasticherie infantili che si riempiono di nuove e contestuali rappresentazioni: un viaggio in un’ avventura nostalgica non vissuta nella realtà, ma chissà quante volte ambita e fantasticata.
Noi che guardiamo questi lavori, attratti anche dalla grande puntualità e abilità esecutiva, non possiamo non essere coinvolti da queste immagini, così clastiche, tali da suscitare anche in noi il ricordo di viaggi mai fatti, ma certamente agognati e percorsi con la nostra fantasia onirica.
Perciò allora queste automobili, questi furgoni, questi camper, che all’origine avevano una loro innegabile aggressività e ora evidenziano il loro assoluto abbandono, riescono a comunicarci un empatico messaggio di condivisione.