Alessio Bolognesi

ALESSIO BOLOGNESI

Alessio Bolognesi nasce a Ferrara nel 1978. Da sempre appassionato di grafica, fumetto ed illustrazione inizia a dipingere nel 2008. Nel 2009 nasce Sfiggy, personaggio alter ego dell’artista, che diventa il principale protagonista della sua ricerca, incontrando personaggi dell’arte contemporanea, del fumetto, del cartoon e del cinema. Dal 2012 l’attività artistica si affianca alla passione street e Alessio ha realizzato lavori in diverse città italiane e negli Stati Uniti.

“[R]EVOLVE[R]”, ultima ricerca presentata (2017), raccoglie un estratto evolutivo dell’artista, sia nella tecnica che nei materiali. Vecchi documenti catastali di recupero diventano il supporto per la memoria e le opere, contribuendo a rafforzare il suo legame con la città e a confermare l’evoluzione come artista dopo gli anni affrontati con Sfiggy.

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FOCUS DI ANTONIO STORELLI

Ne ha fatta di strada Sfiggy, il personaggio fumettistico creato dall’ingegnere Alessio Bolognesi. Ingegnere? Non proprio il titolo di studio che ci si aspetterebbe da una persona che fa l’artista e il grafico professionista.

Ma quello Sfiggy, dicevamo, ha fatto tanta strada trasformandosi da interprete critico e graffiante della contemporaneità in una variegata moltitudine di animali, protagonisti della mostra [R]EVOLVE[R] tenutasi nella nostra galleria, al cui catalogo rimando.

Questi personaggi, filiazioni o nipotini di Sfiggy (?), che rappresentano le più svariate forme del complesso mondo animale, dai piccoli topi, dagli acquatici pesci calamari e anguille, agli immensi ippopotami e mammoth, diventano gli artifici di una personale competizione, o addirittura aggressione e guerra, con il contesto umano circostante.

Si armano di mezzi di offesa tanto imprevisti quanto improbabili: da un semplice spruzzatore di vaporizzanti sostanze, che si suppongono velenose, a bombe di ogni tipo e forma fino a autotrasformazioni in macchine belliche come il “Calamaereo”, l’implacabile distruttore “Mammoth”, o il multimitragliatore ippopotamo “Yabadabadoo”.

Con sfizio di rigorosa e raffinata complicità grafica, molti di questi “mostri” vengono eseguiti su antiche carte, provenienti da archivi sette/ottocenteschi, che eliminano ogni effetto di aggressività per trasformarsi (che contraddizione!) in eleganti fogli destinati a collezionisti, alla ricerca di una figurazione colta, che unisce contemporaneità a capacità grafiche e manuali di antica maestria.